di Salvatore Ronzo – Gen. B. (ris.) dei Carabinieri.
- Premessa.
Il decorso 4 maggio è terminata la prima fase, svolatasi in Tunisia, di una imponente esercitazione militare che proseguirà fino alla fine del mese: l’“African Lion 2025” (AL25), organizzata dalla US ARMY Southern European Task force- Africa (Setaf-Af) dello USAFRICOM”. All’esercitazione parteciperanno – in totale – oltre 10.000 militari provenienti da 10 nazioni (anche NATO) tra cui l’Italia, gli Stati Uniti ed Israele e da una rosa di Paesi africani che include Marocco, Ghana, Senegal e Tunisia.[1] Si tratta di un evento di portata straordinaria, non solo per il numero di soldati e mezzi che saranno ingegnati – anche in Ghana e Senegal – ma soprattutto per il valore politico e simbolico che racchiude la numerosa partecipazione di paesi africani.[2]
Il coinvolgimento delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) merita particolare attenzione poiché rafforza una presenza avviata già nel 2022, quando, per la prima volta, soldati israeliani hanno partecipato all’esercitazione “African Lion” in Marocco. Un passaggio storico che ha sancito un cambiamento di paradigma nei rapporti tra Israele e diversi Paesi africani a maggioranza musulmana. [3]
Significativa, inoltre, la partecipazione di un contingente libico, che segna un concreto progresso nel processo di reintegrazione della Libia nei meccanismi regionali di cooperazione in materia di sicurezza e difesa confermata anche dalla recente visita a Tripoli e Bengasi della USS Mount Whitney con a bordo alti rappresentanti militari e diplomatici statunitensi.”[4]
- Uno sguardo alle esercitazioni precedenti.
Queste esercitazioni congiunte, come accennato, non rappresentano un’eccezione. Infatti, la presenza israeliana alle precedenti edizioni del 2022 e del 2023 aveva destato l’attenzione del mondo arabo, suscitando in alcuni casi critiche, poiché il Marocco aveva ufficialmente accolto reparti delle IDF sul proprio territorio. Un chiaro segnale politico: la normalizzazione dei rapporti, sancita dagli Accordi di Abramo del 2020[5], non si sarebbe limitata al piano diplomatico, ma avrebbe incluso anche un rafforzamento delle relazioni militari e strategiche, formalizzato dalla firma di un memorandum di cooperazione militare nel 2021[6].
In un contesto così frammentato ed in continua evoluzione, non si può ignorare che anche altri Stati africani – come il Ciad – abbiano aperto negli ultimi anni canali di dialogo e cooperazione con Israele, pur non partecipando ancora a esercitazioni militari di tale portata. Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di esigenze di sicurezza condivise, soprattutto nella lotta al terrorismo jihadista e all’instabilità regionale, che affliggono l’area del Sahel e l’Africa occidentale.
Israele, dunque, non entra in Africa “dalla porta di servizio”, ma attraverso un canale ufficiale e multilaterale, sostenuto da una potenza globale come gli Stati Uniti, ma anche da Francia ed Italia accreditandosi come un partner strategico non solo per il Marocco, ma per un intero blocco regionale.
Si può pertanto affermare che si sta assistendo ad una strategia volta a costruire una rete di alleanze e cooperazioni che possa ridurre l’isolamento di Israele sul piano internazionale e rafforzarne il ruolo anche fuori dal Medio Oriente come alleato del blocco occidentale.
- Perché i Paesi africani musulmani scelgono di cooperare con Israele?
La cooperazione militare tra Israele e Paesi africani a maggioranza musulmana si spiega attraverso una serie di fattori strategici piuttosto che ideologici.
Anzitutto, Israele è riconosciuto a livello globale per le sue avanzate capacità tecnologiche in campo militare e di sicurezza e per Paesi come il Marocco, minacciati da movimenti jihadisti transnazionali o impegnati in dispute territoriali- come nel caso del Sahara Occidentale – l’accesso alle tecnologie, all’intelligence ed ai sistemi di difesa israeliani rappresenta un vantaggio tangibile.[7]
In secondo luogo, la cooperazione militare permette a questi Stati di rafforzare il proprio peso geopolitico a livello regionale. La normalizzazione dei rapporti con Israele ha garantito al Marocco, ad esempio, il riconoscimento statunitense del “Piano di autonomia alawide sul Sahara occidentale – territorio chiave per la proiezione commerciale del Marocco verso l’Africa occidentale e subsahariana, nonché per il controllo di riserve strategiche di terre rare e fosfati “. Ciò ha rafforzato il ruolo del Marocco nell’Africa nord-occidentale a scapito dell’Algeria.[8]
Vi è inoltre un tema legato allo sviluppo industriale e tecnologico: grazie alla cooperazione con Israele, il Marocco ha avviato la produzione di droni militari, diventando uno dei pochi Paesi africani che dispone di una filiera autonoma in questo campo.[9]
Infine, la cooperazione militare con Israele contribuisce ad accrescere la visibilità ed il peso geopolitico di questi Stati: partecipare a esercitazioni multinazionali al fianco dello Stato ebraico significa anche rafforzare i legami con partner chiave come Stati Uniti e Unione Europea, un obiettivo tutt’altro che secondario per Paesi che aspirano a consolidare le proprie relazioni internazionali.
- I rischi legati al terrorismo e all’estremismo.
Di contro, la cooperazione militare con Israele può fungere da catalizzatore per azioni ritorsive da parte di gruppi jihadisti attivi in Africa occidentale e nel Sahel. Organizzazioni come la Provincia del Sahel dello Stato Islamico (ISSP), Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM), Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) e lo Stato Islamico nel Grande Sahara hanno dimostrato capacità di adattamento strategico, colpendo obiettivi considerati simbolici.
In particolare, il Marocco – per la sua posizione geografica di ponte tra la regione del Sahel, il Nord Africa e l’Europa – rappresenta una “nuova frontiera strategica” per l’ISSP, poiché offre opportunità di ampliare i già floridi traffici illeciti di armi e droga necessari per il finanziamento delle sue attività terroristiche e favorisce al contempo la diffusione della propaganda jihadista.
Inoltre, la capacità dell’ISSP di espandersi in un Paese alleato dell’Occidente e impegnato nel contrasto al terrorismo potrebbe rappresentare una minaccia anche per la sicurezza europea, incrementando il rischio di infiltrazioni terroristiche in Spagna, Italia e Francia, in considerazione delle rotte attive dal Nord Africa.[10]
Inoltre, la visibilità internazionale derivante delle esercitazioni “African Lion 2025” potrebbe trasformare installazioni militari, caserme, ma anche obiettivi civili collegati a personale israeliano o alle missioni diplomatiche, in potenziali bersagli3. Anche sul piano mediatico, le organizzazioni terroristiche potrebbero sfruttare la narrativa della “collaborazione con il nemico sionista” per intensificare il reclutamento, soprattutto nelle aree marginalizzate e meno presidiate dai governi centrali.
In Senegal, infine, la società civile ed i leader religiosi giocano un ruolo cruciale nella mediazione dei conflitti e nella gestione delle tensioni interne. In un contesto già attraversato da instabilità politica, l’introduzione di una cooperazione militare con Israele potrebbe essere percepita da ampi settori della popolazione come una provocazione o una presa di posizione contro la causa palestinese, alimentando proteste e appelli pubblici contro il governo. L’esperienza di altri Paesi a maggioranza musulmana dimostra che la normalizzazione dei rapporti con Israele può generare forti reazioni popolari, soprattutto in questo momento di crisi a Gaza o in Cisgiordania.[11]
- Prospettive e conseguenze geopolitiche.
Guardando ai possibili sviluppi futuri, appare plausibile immaginare un’espansione della cooperazione militare israeliana verso altri Paesi africani, attratti dall’efficienza e dall’esperienza delle IDF.
Sul piano regionale, l’ingresso di Israele nel “gioco africano” crea una nuova geometria delle alleanze, capace di contrastare l’influenza iraniana e turca nel continente.[12] Sul fronte interno, tuttavia, i governi coinvolti dovranno affrontare una sfida comunicativa rilevante: sarà necessario chiarire ai cittadini che la cooperazione con Israele non equivale a un’adesione incondizionata alla sua politica estera, ma rappresenta una scelta pragmatica per rafforzare la sicurezza nazionale, l’efficienza delle forze armate e la capacità industriali, bilanciando tali obiettivi con le aspettative delle rispettive opinioni pubbliche, spesso critiche nei confronti delle politiche israeliane in Palestina, come dimostrato dalle proteste registrate in Marocco dopo gli Accordi di Abramo.
La questione palestinese resta infatti un elemento altamente sensibile nell’immaginario collettivo del mondo musulmano: la popolazione, pur senza un diretto coinvolgimento nazionale, tende a percepire la normalizzazione con Israele come un tradimento della causa palestinese.
La comunicazione pubblica sarà pertanto cruciale: i leader dovranno evitare messaggi contraddittori, contenere la disinformazione sui social media e coinvolgere le comunità religiose moderate nel processo di normalizzazione, trasformandole in alleati anziché oppositori.
Non va trascurato, infine, che queste alleanze militari potrebbero incidere anche sulle dinamiche euro-mediterranee, contribuendo a rafforzare il fronte occidentale nel contrasto alle instabilità e alle violenze che attraversano l’Africa, con riflessi diretti sulla sicurezza europ
[1] “Lo US Africa Command guida l’esercitazione multinazionale African Lion 25.” Analisi Difesa, 22 Apr. 2025, www.analisidifesa.it/2025/04/lo-us-africa-command-guida-lesercitazione-multinazionale-african-lion-25/.
[2] “African Lion 25: Largest U.S.-led military exercise in Africa kicks off across four nations”, SETAF-Africa, https://www.setaf-africa.army.mil/article/32004/african-lion-25-largest-us-led-military-exercise-in-africa-kicks-off-across-four-nations
[3] Israel took part in 2022 African Lion military exercise held in Morocco”, Hespress English, https://en.hespress.com/45143-israel-took-part-in-2022-african-lion-military-exercise-held-in-morocco.html
[4] Ibidem nota 1.
[5] “The Abraham Accords”, U.S. Department of State, https://2017-2021.state.gov/the-abraham-accords/.
[6]Morocco, Israel sign first-ever defence agreement in Rabat”, AlJazeera, https://www.aljazeera.com/news/2021/11/24/morocco-israel-sign-first-ever-defence-agreement-in-rabat
[7] N.d.R. Israele fornisce al Marocco sistemi avanzati di difesa, tra cui il sistema antimissile Barak MX e droni tattici come i WanderB e ThunderB prodotti da BlueBird Aero Systems, con un contratto da circa 50 milioni di dollari.
In Redazione, “UAV e munizioni circuitanti israeliani per il Marocco.” Analisi Difesa, 26 Ott. 2022, www.analisidifesa.it/2022/10/uav-e-munizioni-circuitanti-israeliani-per-il-marocco/.
[8] Med-Or Foundation. “Israele riconosce la sovranità marocchina sul Sahara occidentale.” Med-Or Foundation, 18 Lug. 2023, www.med-or.org/news/israele-riconosce-la-sovranita-marocchina-sul-sahara-occidentale. A
[9] Morocco to become rare military drone manufacturer, thanks to cooperation with Israel”, Le Monde, https://www.lemonde.fr/en/le-monde-africa/article/2024/05/09/morocco-to-become-rare-military-drone-manufacturer-thanks-to-cooperation-with-israel_6670920_124.html.
[10] IARI. “Il Marocco nel mirino dell’ISSP: minaccia futura o rischio contenuto?” Istituto Affari Internazionali e Regionali (IARI), 14 Apr. 2025, https://iari.site/2025/04/14/il-marocco-nel-mirino-dellissp-minaccia-futura-o-rischio-contenuto/.
[11] “Afrikajom Center, un gruppo di esperti lancia l’allarme sulle tensioni politiche nel Paese.” Africa Rivista, 2 aprile 2024, www.africarivista.it/senegal-un-gruppo-di-esperti-lancia-lallarme-sulle-tensioni-politiche-nel-paese/212274/.
[12] Turchia e Africa: una nuova strategia di influenza globale.” Notiziario Estero, 4 Apr. 2025, www.notiziarioestero.com/turchia-e-africa-una-nuova-strategia-di-influenza-globale/.